Berlino: ma veramente credete che è la sinistra che batte la destra?
A Berlino Die Linke è il primo partito, ma non è la sinistra che batte la destra: è cresciuta anche l'AfD. Due forze radicali opposte guadagnano insieme, mentre CDU, SPD e Verdi perdono. Il vero sconfitto è il centro: molti elettori non credono più alle risposte moderate.
A Berlino Die Linke è il primo partito, e in parte del campo progressista è già festa: la sinistra che ferma l'onda nera. Ma i numeri raccontano un'altra storia. Nello stesso voto è cresciuta anche l'AfD, mentre i partiti tradizionali hanno perso terreno. Non c'è stato un passaggio di consegne dalla destra alla sinistra: due forze radicali, agli estremi opposti, hanno guadagnato insieme.
Ciò che le accomuna non è l'ideologia, che resta lontanissima, ma il rifiuto dell'offerta di CDU, SPD e Verdi.
Chi ha votato Linke
Non esiste una spiegazione sola. Per la prima volta alle regionali hanno votato anche i sedicenni e i diciassettenni, circa 50 mila persone, e tra loro la Linke ha ottenuto percentuali molto alte. Hanno contato anche gli ex astenuti, gli elettori in uscita da SPD e Verdi e, soprattutto, la casa.
C'è poi un fattore che la sinistra populista ha capito da tempo: l'elettorato di origine immigrata è un bacino sempre più importante, in una città come Berlino ormai decisivo. Non è un caso che i risultati più forti arrivino quando si candidano persone che a quel mondo appartengono. Elif Eralp, figlia di genitori turchi, ne è l'esempio, come lo è Mamdani a New York. Non basta a spiegare il voto, ma è una scelta strategica sempre più evidente.
La casa, e il metodo
In una città dove l'affitto è un problema quotidiano, la Linke ha proposto una soluzione radicale: più patrimonio pubblico ed esproprio delle grandi società immobiliari. Si può discutere se funzioni, sul piano economico e giuridico. Politicamente, però, il messaggio è chiarissimo: un problema concreto, un responsabile concreto.
È lo stesso schema che la destra populista usa da anni su immigrazione, sicurezza e Bruxelles. Cambiano bersagli e valori, ma la logica è simile: un popolo danneggiato contro un sistema colpevole.
Ucraina: una convergenza parziale
Sull'Ucraina Linke e AfD contestano entrambe la politica tedesca di sostegno militare. Ma la Linke riconosce l'aggressione russa e chiede una soluzione negoziata, mentre l'AfD propone una revisione molto più radicale dei rapporti con Mosca e dell'assetto europeo. Dire che hanno la stessa posizione è sbagliato. Dire che entrambe rifiutano la linea del governo è corretto.
Il modello Mamdani
Eralp ha guardato esplicitamente all'esperienza del sindaco di New York: casa, costo della vita, giovani, una sinistra urbana molto riconoscibile. Le analogie sono reali, ma sistemi elettorali, competenze e condizioni economiche restano diversi.
Che cosa dimostra il voto
Una vittoria elettorale prova che una proposta ha intercettato un malcontento, non che sia efficace o sostenibile. Vale per la Linke come per l'AfD. E questo non le rende equivalenti: sull'immigrazione, sull'Europa, sull'economia e sui diritti hanno idee agli antipodi.
Il vero sconfitto
La politica europea si organizza sempre meno sull'asse destra-sinistra e sempre più su un'altra frattura: chi promette di gestire l'esistente e chi promette una rottura. A Berlino questo spazio è stato occupato da due estremi opposti.
Per questo la vera notizia non è chi abbia vinto, ma chi ha perso: il centro. Non perché gli elettori siano diventati meno moderati, ma perché molti non credono più che le risposte moderate bastino.
Ho tolto la ripetizione di Eralp nella sezione Mamdani, dato che ora è presentata sopra. Restano da verificare i dati (primo posto della Linke, i 50 mila giovani, la posizione dell'AfD) e da sostenere con un numero l'affermazione sui candidati di origine immigrata.