Dieci anni di passerelle: come la burocrazia ha affossato Amatrice
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Dieci anni di passerelle: come la burocrazia ha affossato Amatrice

Cambiano i governi, cambiano i commissari, ma il paesaggio resta lo stesso: macerie e passerelle politiche. L'unica cosa che è davvero risorta in questo decennio sono le carriere personali di chi doveva ricostruirla.


A dieci anni dal terremoto del 24 agosto 2016, l'unica cosa che si è ricostruita ad Amatrice è la retorica della politica. Ogni due anni un colore diverso al governo, un nuovo commissario straordinario nominato con fanfare e decreti salvifico-burocratici, eppure il risultato è sotto gli occhi di chiunque cammini tra le macerie: la ricostruzione pubblica è una cattedrale nel deserto della burocrazia.

I fatti e le cifre raccontano una storia lontana dal racconto delle istituzioni: ad Amatrice, su 172 interventi pubblici previsti, la stragrande maggioranza dei cantieri non è mai partita o resta bloccata in un limbo infinito di carte. Ma di chi sono le colpe di questo fallimento a tappe?

La catena dei governi: proclami, bonus e contabili

  • Il Governo Renzi e l'illusione "Casa Italia": Matteo Renzi prometteva che Amatrice sarebbe stata ricostruita "in tempi record" senza che la burocrazia fermasse i lavori. Risultato? Un'architettura di poteri commissariali e passaggi farraginosi che ha ingolfato l'avvio delle pratiche. Si è puntato tutto sul marketing politico, ma le casette S.A.E. da "emergenziali" si sono trasformate in residenze decennali.
  • I Governi Conte I e II, il cortocircuito Superbonus: Sotto l'era M5S-PD sono cambiati commissari su commissari (Farabollini, poi Legnini) e sono piovuti "Decreti Terremoto" mai risolutivi. Ma il vero colpo di grazia al cratere sismico è arrivato con l'introduzione del Superbonus 110%. Pensato per le seconde case delle metropoli e dei mari, ha finito per drenare manodopera, ditte e ponteggi via dall'Appennino. Perché un'impresa doveva impegolarsi nelle trappole burocratiche del cratere sismico quando poteva fare soldi facili e senza controlli in città? Il risultato è stato catastrofico: prezzi delle materie prime schizzati alle stelle, attrezzature introvabili e cantieri ad Amatrice abbandonati dalle imprese per lidi più redditizi.
  • Il Governo Meloni e la "narrazione dei numeri": All'arrivo al governo, Giorgia Meloni e il commissario Guido Castelli hanno sbandierato un "cambio di passo" rivendicando sblocchi di risorse, decreti di deroga e una legge quadro sulla ricostruzione. Ma le dichiarazioni trionfalistiche sui dati nazionali si scontrano con la realtà locale: la ricostruzione privata stenta tra i costi gonfiati, e quella pubblica è rallentata da ritardi storici che nessun blitz governativo all'anniversario riesce a cancellare.

Il caso Sergio Pirozzi: la felpa Rossa al servizio del pallone

In questa farsa decennale non si può non citare il simbolo mediatico per eccellenza dell'emergenza: l'ex sindaco Sergio Pirozzi. Salito alla ribalta nazionale nelle prime ore del sisma con la sua celebre felpa rossa, si trasformò rapidamente nel volto della sofferenza e del riscatto di Amatrice, catalizzando l'attenzione dei media e dei talk show.

Come è finita quella "battaglia per la sua gente"? Pirozzi ha prontamente convertito l'ondata di popolarità drammatica in capitale politico: nel 2018 ha rassegnato le dimissioni da sindaco di Amatrice per candidarsi alla Presidenza della Regione Lazio (diventando poi consigliere regionale di centrodestra per cinque anni). Chiusa la parentesi in Regione nel 2023, il legame diretto con la gestione quotidiana di Amatrice si è interrotto, e l'ex "sindaco eroe" è tornato al suo primo vero amore: la panchina da allenatore di calcio (passando per la guida della Lazio Primavera e poi di squadre di serie minori). La comunità di Amatrice, intanto, è rimasta lì a sbrogliare le pratiche dei crolli, mentre i suoi protagonisti sono passati oltre.

Il bilancio del decennio

Dieci anni dopo, la storia di Amatrice insegna una verità amara: per la politica italiana le disgrazie sono soltanto un trampolino di lancio per carriere personali e un'occasione da calendario per mostrare abiti scuri in favore di camera. Il resto è affidato al nulla cosmico di un Appennino che rischia di spopolarsi del tutto prima di vedere posata la prima pietra dell'ultima casa.