Il paradosso delle suppletive: vince il Centrodestra, trionfa l’astensione
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Il paradosso delle suppletive: vince il Centrodestra, trionfa l’astensione

Le suppletive di Reggio Calabria consegnano il seggio al centrodestra, ma con un’affluenza ferma al 22,34%. Il dato solleva una questione più ampia: quanto è ancora rappresentativo un voto espresso da una minoranza così ridotta e ha senso mantenere le suppletive?


Di fronte a un’affluenza del 22,34%, le elezioni nel collegio di Reggio Calabria ridimensionano drasticamente il valore rappresentativo delle urne e riaprono un interrogativo fondamentale: ha ancora senso votare per un singolo seggio?

Alla fine la spunta Fabio Roscioli, e il centrodestra blinda senza affanni il seggio alla Camera lasciato libero dopo l’elezione a sindaco di Francesco Cannizzaro. Sulla carta, la coalizione di governo porta a casa un risultato netto, superando il 53% dei consensi. Ma se si allarga lo sguardo oltre il pallottoliere elettorale, l’immagine più significativa restituita da questa tornata è quella dei seggi quasi vuoti.

I numeri che nessuno festeggia

A Reggio Calabria e nei comuni del collegio si è consumato l’ennesimo record negativo della partecipazione democratica: il 22,34% degli aventi diritto. Quasi quattro elettori su cinque non sono andati alle urne. Un crollo di oltre 27 punti rispetto alle ultime politiche.

In un contesto simile, leggere il voto con le lenti della politica tradizionale diventa una finzione contabile. Il “laboratorio” delle opposizioni, guidato da Frank Benedetto per il campo largo, si ferma attorno al 36%, senza riuscire a intercettare una quota significativa dell’enorme bacino dell’astensione.

Ancor più significativo è il battesimo del fuoco per la lista di Roberto Vannacci, Futuro Nazionale. La candidatura solitaria dell’ex capogruppo regionale di Forza Italia, Domenico Giannetta, puntava a dimostrare la capacità della nuova destra di catalizzare il voto di protesta e drenare consensi dalla maggioranza. Il risultato, fermatosi sotto il 10%, mostra invece quanto sia difficile rompere gli equilibri dei partiti tradizionali affidandosi soprattutto al voto d’opinione, soprattutto quando le urne si svuotano.

Un rituale svuotato di senso

Di fronte a questi numeri, la domanda va oltre le dinamiche locali: vale ancora la pena organizzare le elezioni suppletive?

Allestire centinaia di seggi, mobilitare le forze dell’ordine e retribuire migliaia di scrutatori ha un costo economico e organizzativo non trascurabile. Farlo per eleggere un rappresentante che, con un’affluenza del 22,34%, può ottenere il consenso di poco più di un elettore su dieci dell’intero corpo elettorale solleva una questione sulla distanza tra legittimità formale e rappresentatività politica.

Se da un lato la Costituzione e il sistema maggioritario impongono di garantire la rappresentanza diretta del territorio, dall’altro la realtà dei fatti suggerisce che una parte sempre più ampia dell’elettorato percepisca le suppletive come un adempimento per addetti ai lavori, slegato dalla vita reale della comunità.

Le alternative sul tavolo

Continuare a ignorare il problema rischia soltanto di accentuare il solco tra cittadini e istituzioni. Le possibili soluzioni sono da tempo oggetto di discussione sul piano istituzionale:

1. L’accorpamento obbligatorio (Election Day): vietare le votazioni “isolate”, imponendo il recupero dei seggi vacanti nella prima finestra elettorale utile, insieme ad amministrative o regionali, riducendo i costi e favorendo un’affluenza fisiologicamente più alta.

2. Il subentro automatico: sostituire, nei collegi uninominali, la suppletiva con un meccanismo di surroga, attribuendo il seggio secondo un criterio predeterminato legato al risultato della precedente elezione.

Reggio Calabria ha dimostrato che la democrazia non muore per un attacco frontale, ma per progressivo disinteresse. Quando una comunità smette in massa di partecipare, continuare ad applicare le solite regole senza porsi domande diventa un esercizio di autoconservazione che la politica non può più permettersi.