Il paradosso di Meloni: Futuro Nazionale può rafforzare la destra e contemporaneamente dividerla
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Il paradosso di Meloni: Futuro Nazionale può rafforzare la destra e contemporaneamente dividerla

Futuro Nazionale cresce sottraendo consensi alla Lega e, sempre più, a Fratelli d’Italia. Per Meloni Vannacci può essere decisivo per vincere, ma allearsi con una destra ancora più radicale potrebbe rendere il centrodestra difficile da governare.


La vera incognita delle prossime elezioni italiane potrebbe trovarsi non a sinistra della maggioranza, ma alla sua destra. Futuro Nazionale di Roberto Vannacci non è più un fenomeno marginale: nei sondaggi più recenti viaggia intorno all’8%, ha superato Forza Italia e ha lasciato la Lega molto più indietro. YouTrend, nella rilevazione del 4 settembre, lo colloca al 7,9%, contro il 26,5% di Fratelli d’Italia, il 7,1% di Forza Italia e il 4,4% della Lega. SWG, pochi giorni dopo, lo rileva al 7,7%. Ma il dato percentuale racconta soltanto una parte della storia. La domanda decisiva è da dove arrivano quei voti e, soprattutto, dove potrebbero arrivare domani.

Per mesi la crescita di Vannacci è stata letta soprattutto come una minaccia per la Lega, ed è una lettura fondata. L’analisi Ipsos sull’elettorato di Futuro Nazionale mostra che oltre il 20% di chi aveva votato Lega alle Europee oggi sceglierebbe FN, contro circa l’8% degli elettori di Fratelli d’Italia. La Lega è stata dunque il bacino più rapidamente aggredito. Ma per Giorgia Meloni è più importante un altro dato: nella composizione dell’attuale elettorato di FN, il 31% proviene da FdI e il 25% dalla Lega. Ipsos rileva inoltre che l’erosione di FdI, inizialmente più contenuta, è progressivamente aumentata. La Lega resta il partito maggiormente colpito in rapporto alla propria consistenza, ma Fratelli d’Italia rappresenta oggi il principale bacino di provenienza dell’elettorato di Futuro Nazionale.

Questo non significa che ogni punto perso da FdI sia finito a Vannacci, né che la crescita di FN sia spiegabile soltanto con la delusione verso il governo. I sondaggi non consentono una conclusione così netta. Rendono però concreta una possibilità che Meloni non può ignorare: la competizione di Futuro Nazionale è ormai entrata direttamente nello spazio elettorale di Fratelli d’Italia.

Il paradosso della Meloni di governo

La ragione è anche politica. Futuro Nazionale occupa uno spazio sul quale Giorgia Meloni ha costruito gran parte della propria ascesa: immigrazione, sicurezza, sovranità nazionale, identità, famiglia, critica all’eccesso di potere delle istituzioni europee e difesa di una concezione più tradizionale della società.

Il programma di FN porta però queste posizioni più avanti: dalla “remigrazione” alla riduzione dei poteri dell’Unione europea, dal rifiuto di ius soli e ius scholae a una concezione della famiglia fondata sulla coppia uomo-donna, fino a una linea più radicale sui temi identitari. Sul piano europeo, Vannacci propone di ridimensionare l’integrazione politica e restituire maggiori poteri agli Stati nazionali; sulla guerra in Ucraina insiste invece sulla necessità di una soluzione negoziale e di una maggiore autonomia decisionale.

Ed è qui che si trova il paradosso. Molte delle posizioni che oggi Vannacci può sostenere senza mediazioni sono quelle sulle quali Meloni ha costruito il proprio consenso quando era all’opposizione. Arrivata al governo, però, la premier ha dovuto fare i conti con l’appartenenza all’Unione europea, i vincoli di bilancio, gli equilibri economici, la NATO, i rapporti con gli alleati e la necessità di mantenere credibilità istituzionale. La responsabilità di governo ha imposto compromessi che un partito di opposizione può permettersi di rifiutare.

Non significa che Meloni abbia semplicemente tradito il proprio programma, né che ogni elettore di FN sia un elettore deluso di FdI. Significa qualcosa di più sottile: governare ha ristretto lo spazio della radicalità che Meloni poteva occupare da leader dell’opposizione, lasciando a Vannacci la possibilità di occuparne una parte. Il partito che governa deve mediare; quello che sta alla sua destra può permettersi di sostenere che la mediazione sia diventata una resa.

Dalla Lega al cuore di FdI

Se il fenomeno riguardasse soltanto la Lega, Meloni avrebbe maggiori margini di manovra. Ma la competizione diventa diversa quando raggiunge il corpo elettorale di Fratelli d’Italia. Vannacci può rivolgersi a una parte degli elettori di FdI con un messaggio semplice: avete votato Meloni per ottenere una svolta che il governo, una volta arrivato al potere, non ha potuto o non ha voluto realizzare; ora potete rimanere a destra, spostandovi semplicemente più a destra.

È un messaggio potenzialmente efficace proprio perché non chiede all’elettore di cambiare campo politico. Gli offre una versione più radicale dello stesso campo.

Non è ancora possibile stabilire quanto questo fenomeno potrà pesare, ma i flussi indicano che il bacino di FdI è già una componente significativa della crescita di FN. Per Meloni questo introduce un problema strategico: ogni ulteriore moderazione dettata dalla responsabilità di governo può contemporaneamente rafforzare la sua credibilità istituzionale e alimentare lo spazio politico di Vannacci.

Forza Italia e il problema della convivenza

Se la Lega rischia soprattutto sul piano elettorale, Forza Italia rischia qualcosa di diverso: una collisione sulla propria identità politica.

Antonio Tajani rappresenta la componente più esplicitamente europeista e moderata della maggioranza. Forza Italia appartiene alla famiglia del Partito Popolare Europeo e rivendica una collocazione liberale, atlantica, europeista e garantista. Un ingresso stabile di Futuro Nazionale nella coalizione cambierebbe inevitabilmente il suo baricentro.

Non significherebbe che Forza Italia sarebbe automaticamente costretta a uscire dalla maggioranza. Significherebbe però che Tajani dovrebbe spiegare ai propri elettori come conciliare quella cultura politica con una forza che propone una drastica riduzione dell’integrazione europea e una linea molto più radicale sui temi identitari.

Il problema riguarda anche la stabilità interna. FdI, Lega e Forza Italia hanno già dovuto convivere con differenze profonde su Europa, economia, politica estera e leadership. La maggioranza ha retto perché tutti avevano un interesse comune alla sua sopravvivenza. Inserire una forza ancora più radicale aggiungerebbe invece un soggetto che avrebbe tutto l'interesse a dimostrare di essere più coerente e più duro degli altri.

FN non sarebbe quindi semplicemente un quarto partito della coalizione. Potrebbe diventare il partito che accusa gli altri di essersi moderati troppo.

Il dilemma di Meloni

Meloni si trova così davanti a una scelta senza una soluzione priva di costi.

Se rifiutasse un accordo con Futuro Nazionale, Vannacci potrebbe consolidarsi come l’alternativa radicale alla destra di governo, continuando a drenare la Lega e intercettando progressivamente gli elettori di FdI più insoddisfatti dalla moderazione imposta dall’esperienza di governo.

Se invece decidesse di portarlo dentro la coalizione, potrebbe ottenere quei voti che potrebbero rivelarsi decisivi per vincere, ma introdurrebbe nella maggioranza una forza che nasce proprio dalla critica alla moderazione di FdI. La contraddizione sarebbe evidente: Vannacci potrebbe essere abbastanza forte da diventare indispensabile e abbastanza radicale da diventare destabilizzante.

Lo Stabilicum cambia la matematica

La riforma elettorale attualmente all’esame del Senato rende questa scelta ancora più delicata. Il testo approvato dalla Camera elimina i collegi uninominali e introduce un sistema a prevalente base proporzionale, con un premio di 70 seggi alla Camera e 35 al Senato alla lista o coalizione che raggiunga almeno il 42% dei voti validi in entrambi i rami. Restano una soglia del 3% per le liste e del 10% per le coalizioni.

Il 42% diventa quindi la cifra attorno alla quale potrebbero essere costruite le alleanze. E i numeri spiegano perché Vannacci sia contemporaneamente problema e possibile soluzione. Nella rilevazione YouTrend del 4 settembre, FdI, Forza Italia, Lega e Noi Moderati sommavano circa il 39%; aggiungendo Futuro Nazionale si supererebbe teoricamente il 46%. È una somma puramente aritmetica, non una previsione: un’alleanza potrebbe perdere voti, modificarne la distribuzione e provocare nuovi spostamenti. Ma il dato mostra quanto possa essere strategico FN.

Meloni potrebbe quindi aver bisogno di Vannacci per superare la soglia del premio e, nello stesso tempo, aver bisogno di Forza Italia per mantenere quella coalizione politicamente presentabile e governabile.

E qui torna il Centro

È proprio questa contraddizione ad aprire uno spazio per un Centro diverso. Non il vecchio centro inteso semplicemente come posizione intermedia tra destra e sinistra, ma un polo capace di raccogliere l’elettorato moderato attorno a europeismo, atlantismo, liberalismo, garantismo e cultura istituzionale.

I numeri mostrano che uno spazio potenziale esiste. Nella rilevazione YouTrend del 4 settembre, Forza Italia è al 7,1%, Azione al 3,9%, Italia Viva al 2,4%, +Europa all’1,6%, PLD all’1,3% e Ora! all’1,1%. Complessivamente fanno il 17,4%. Naturalmente non significa che esista già un blocco centrista di quelle dimensioni: le forze sono diverse, hanno leadership e strategie differenti e alcune di esse potrebbero non essere disponibili a un'operazione comune. Ma il dato dimostra che il potenziale elettorale di un’area moderata e liberal-democratica non è trascurabile.

Ed è proprio la crescita di FN a poter modificare le condizioni per trasformare quel potenziale in uno spazio politico più definito. Se Vannacci entra nella coalizione, il centrodestra potrebbe spostarsi ulteriormente verso destra, spingendo Forza Italia a difendere con maggiore nettezza la propria identità europeista e moderata. Se invece FN resta fuori e continua a sottrarre voti alla destra, la coalizione rischia di perdere contemporaneamente consensi verso il polo radicale e di lasciare al Centro lo spazio per intercettare gli elettori meno disposti a seguire una radicalizzazione.

Il possibile asse tra Tajani, Lupi, Calenda e Renzi non è dunque ancora un grande polo e sarebbe sbagliato presentarlo come una realtà acquisita. Ma la dinamica che potrebbe renderlo possibile è reale: più il centrodestra si divide tra una componente di governo e una componente radicale, più cresce l'incentivo a costruire un'alternativa moderata autonoma.

E anche in questo caso lo Stabilicum potrebbe avere un peso decisivo. Con il premio legato al 42%, il problema non sarà soltanto essere il primo partito, ma costruire un perimetro elettorale abbastanza ampio da raggiungere la soglia. Il Centro potrebbe quindi diventare non soltanto uno spazio politico autonomo, ma un soggetto capace di condizionare la formazione delle maggioranze.

La partita che Meloni non può evitare

La questione, in definitiva, non riguarda soltanto quanti voti riuscirà a prendere Vannacci. Riguarda chi controllerà il significato politico della destra italiana dopo Meloni.

Meloni può inglobare FN e provare a trasformarne i consensi in forza della coalizione, rischiando però di spostarne ulteriormente il baricentro e di rendere più difficile la convivenza con Forza Italia. Oppure può lasciarlo fuori, preservando maggiore autonomia politica ma accettando il rischio che Vannacci continui a crescere proprio tra gli elettori più radicali di FdI.

Nel frattempo, la stessa dinamica può alimentare la nascita di un Centro più autonomo: una destra più radicale può rafforzare il proprio consenso complessivo e, nello stesso tempo, creare lo spazio per una nuova offerta moderata.

È questo il vero paradosso. Futuro Nazionale potrebbe essere indispensabile alla vittoria della destra e contemporaneamente diventare il fattore che ne rende più difficile la governabilità. E potrebbe perfino produrre, come effetto collaterale, le condizioni per la nascita di un Centro diverso, non più semplice area di transito tra destra e sinistra, ma possibile protagonista degli equilibri della prossima legislatura.

La domanda delle prossime elezioni, quindi, non sarà soltanto quanto varrà Futuro Nazionale. Sarà se quei voti rappresenteranno un’estensione della forza elettorale della destra oppure la nascita di una nuova destra destinata a contendere a Meloni proprio quell’elettorato che l’aveva portata al governo.