Spiagge, la grande fuga della politica: come Bacoli ha sbugiardato vent'anni di governi
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Spiagge, la grande fuga della politica: come Bacoli ha sbugiardato vent'anni di governi

Tra le battaglie di bandiera del centrodestra, i silenzi tattici del centrosinistra e le maxi-proroghe dei governi tecnici e populisti, sulle concessioni balneari l'Italia ha fatto melina per due decenni. Poi a Bacoli un sindaco ha semplicemente applicato le leggi dello Stato, dimostrando che il "tabù Bolkestein" era solo mancanza di coraggio.


C’è una costante che ha unito quasi tutti i governi italiani degli ultimi vent’anni, a prescindere dal colore politico, dalle alleanze o dalle formule istituzionali: la paura di decidere sulle spiagge.

Sulla gestione del demanio marittimo, la politica nazionale ha offerto uno spettacolo di trasversale paralisi. Un rinvio sistematico che ha trasformato un principio di semplice legalità e concorrenza — la Direttiva europea Bolkestein e il Codice della Navigazione — in un mostro burocratico immanipolabile.

Mentre a Roma ci si impantanava in questo scaricabarile, a Bacoli, piccolo comune flegreo, un sindaco di matrice civica ed ecologista ha fatto una scelta fuori dagli schemi: smettere di rinviare e applicare le regole esistenti.

Vent'anni di "non decisione": l'album di famiglia della politica italiana

Per capire la portata del caso Bacoli, bisogna prima riavvolgere il nastro e guardare come si sono comportati i governi che si sono succeduti al potere:

  • Il Centrosinistra e il peccato originale: Fu proprio la sinistra a consolidare negli anni '90 il rinnovo automatico delle concessioni ("diritto di insistenza"). Negli anni successivi, da Prodi fino ai governi Renzi e Gentiloni, la scelta è stata quella del silenzio tattico: non scontentare la rete dei Comuni costieri e congelare la patata bollente per non perdere consenso sul territorio.
  • I Governi Tecnici e Populisti: Nemmeno chi prometteva il rigore o la rivoluzione ha spezzato la catena. Il governo Monti, nato per applicare la disciplina europea, cedette alle pressioni parlamentari prorogando le concessioni al 2020. Anni dopo, il governo Conte I (M5S-Lega) firmò la madre di tutte le dilazioni: una maxi-proroga a pioggia di 15 anni (fino al 2033), poi puntualmente bocciata dai tribunali.
  • Il Centrodestra e l'impasse ideologica: La destra ha fatto della difesa dei balneari una vera bandiera identitaria, promettendo scudi e tentato scorciatoie — come la controversa tesi della "non scarsità della risorsa" — scontrandosi immancabilmente contro il muro del Consiglio di Stato e dell'Unione Europea.

Risultato? Vent'anni di supplenza della magistratura e un settore economico lasciato nell'incertezza giuridica totale.

Il "metodo Bacoli": applicare quello che c'era già

In questo scenario di resa istituzionale si inserisce la mossa del sindaco Josi Gerardo Della Ragione. Senza inventare nuove leggi — che un Comune non ha il potere di scrivere — la sua giunta ha preso i princìpi del diritto europeo, le norme nazionali sulla concorrenza e il Codice della Navigazione, traducendoli nel nuovo regolamento del demanio marittimo.

I capisaldi del testo approvato in Consiglio comunale spazzano via la narrazione dell'impossibilità tecnica:

  • Stop ai subingressi: Le concessioni tornano a essere un bene pubblico in prestito temporaneo, vietandone la vendita privata a peso d'oro.
  • Una concessione a testa: Un freno netto all'accumulo di spiagge e alla formazione di monopoli locali.
  • Restituzione del mare alla collettività: Oltre l'80% del litorale di Bacoli viene destinato a spiaggia libera o libera attrezzata.
  • Criteri sociali e ambientali: Punteggi premianti per imprenditoria giovanile, femminile, strutture plastic-free ed energia rinnovabile.
  • Tolleranza zero: Decadenza immediata della licenza in caso di lavoro nero, barriere all'accesso per i disabili o blocchi del passaggio alla battigia.
"La vicenda di Bacoli smonta l'alibi della complessità: non servivano riforme miracolose, serviva un'amministrazione disposta a sostenere il rischio dei ricorsi pur di tutelare l'interesse pubblico."

L'imbarazzo in aula: la fuga dal voto

La plastica dimostrazione di questo corto circuito si è vista al momento della votazione nel Consiglio comunale di Bacoli. Posta di fronte a un testo che chiedeva semplicemente di rispettare la legge e tutelare i diritti di cittadini, disabili e lavoratori, l'opposizione di centrodestra si è spaccata tra l'astensione (Fratelli d'Italia) e l'uscita dall'aula (Forza Italia).

Votare contro un regolamento che punisce chi sfrutta il lavoro nero o blocca il bagnasciuga sarebbe stato politicamente indefendibile davanti ai propri elettori cittadini; votare a favore avrebbe significato smentire la linea del proprio partito a livello nazionale. La neutralità e la fuga sono state l'unica via d'uscita.

La lezione di un piccolo Comune

Il "caso Bacoli" lascia in eredità una lezione amara per la politica romana e preziosa per gli enti locali: per vent'anni ci è stato raccontato che rimettere ordine sulle spiagge italiane fosse un'impresa titanica, imbrigliata tra direttive europee e contenziosi legali.

A Bacoli hanno dimostrato che bastava fare l'unica cosa che per vent'anni tutti i governi di ogni colore hanno evitato di fare: applicare la legge e accettare le responsabilità della decisione.