Tra propaganda e realtà
Tra sconti definiti “propaganda” e promesse elettorali non mantenute, il governo prova a dare sollievo immediato senza aggravare i conti. L’opposizione denuncia i limiti, ma fatica a proporre alternative. Servono meno slogan e più realismo
Ogni provvedimento del governo viene ormai accolto con la stessa formula: “È propaganda”. A volte l’accusa è fondata. Ma se diventa automatica, finisce per non distinguere più tra una promessa elettorale e un aiuto concreto.
Lo sconto sul carburante può durare poco, la sospensione del bollo può valere solo per il 2027 e non risolvere nessun problema strutturale. Ma per chi paga meno, anche temporaneamente, il beneficio è reale. Il governo ha ridotto l’accisa sul gasolio fino al 5 ottobre e previsto per il 2027 l’esenzione dal bollo su un veicolo fino a 80 kW.[governo]
Il limite delle misure tampone
Questi interventi non risolvono la crisi energetica, non aumentano i salari e non cambiano la dipendenza dal petrolio. Sono misure temporanee, pensate per ridurre l’impatto di una situazione internazionale difficile.
Ma temporaneo non significa inutile. In una fase di risorse scarse, un governo deve scegliere tra aiuti immediati, investimenti e tutela dei conti pubblici. Tagliare stabilmente le accise significherebbe rinunciare a entrate importanti o trovare nuove coperture: più debito, più tasse o meno risorse per altri servizi.
La domanda, quindi, non è se lo sconto sia propaganda. È se sia sostenibile, a chi vada e se faccia parte di un disegno più ampio.
La destra e la realtà del governo
La destra di governo sembra aver compreso il valore politico delle risposte concrete: ridurre un costo, sospendere una tassa, intervenire su una bolletta. Anche quando la misura è parziale, il cittadino ne percepisce immediatamente l’effetto.
Questo non assolve il governo. Uno sconto non è una riforma e una proroga non è una soluzione. Ma è ingeneroso negare ogni utilità perché il provvedimento non risolve il problema alla radice.
La critica più seria sarebbe: “La misura aiuta, ma è insufficiente. Noi la renderemmo più selettiva, la finanzieremmo così e la collegheremmo a una politica energetica di lungo periodo”.
Il ruolo dell’opposizione
L’opposizione ha il diritto di ricordare le promesse elettorali non mantenute. Se in campagna elettorale si promettono tagli radicali alle tasse senza coperture realistiche, gli elettori hanno il diritto di chiedere conto di quelle promesse.
Ma governare significa anche fare i conti con la realtà. Rinunciare a una misura troppo costosa può essere una scelta responsabile, non necessariamente un tradimento. Diventa però incoerenza se il governo non spiega perché ha cambiato idea e quale alternativa intende realizzare.
Il problema della sinistra è che spesso critica la misura senza riconoscerne l’effetto. Dire che uno sconto è una “mancia” può essere efficace contro la maggioranza, ma appare distante da chi deve pagare il pieno o il bollo.
Il caso dell’antisemitismo
La stessa difficoltà emerge con il disegno di legge contro l’antisemitismo. La maggioranza ha votato a favore, M5S e AVS contro, mentre il PD non ha partecipato al voto e +Europa si è astenuta.[lespresso +1]
Le perplessità sulla definizione IHRA riguardano il timore che la lotta all’antisemitismo possa confondersi con la critica alle politiche del governo israeliano. È un problema che può essere discusso e corretto con emendamenti, ma la posizione dell’opposizione è apparsa frammentata proprio su un tema che richiederebbe chiarezza.
Una politica più adulta
La realtà non è tutta dalla parte del governo, ma nemmeno tutta dalla parte dell’opposizione. Una misura può essere insieme popolare, temporanea e utile. Può avere una funzione elettorale senza essere priva di valore.
Il governo va giudicato per la copertura delle sue iniziative e per la capacità di trasformare gli interventi d’emergenza in riforme. L’opposizione va giudicata per la capacità di proporre alternative realizzabili, non soltanto per la puntualità con cui denuncia le promesse tradite.
La politica avrebbe bisogno di una regola semplice: riconoscere ciò che funziona, criticare ciò che non basta e spiegare sempre quale sia il passo successivo.
La propaganda non va trasformata in assoluzione. Ma la denuncia della propaganda non può diventare un alibi per non proporre nulla.